Medicina
Il vino protegge dal cancro
Chiarita l’azione del resveratrolo nell’inibire cellule tumorali e metastasi. Ma nel vino sono presenti anche altre sostanze particolarmente attive Anche se al momento non c’è evidenza diretta nell’uomo di un effetto protettivo del vino rispetto al cancro, cresce l’interesse scientifico in questo campo sulla base di dati epidemiologici e risultati di laboratorio.
Alcuni degli studi più recenti sono orientati sul cancro del polmone. Nelle cellule bronchiali il resveratrolo, ben noto antiossidante enologico, ha ridotto l’azione di idrocarburi che provocano il cancro. Nel topo, la sostanza ha inibito lo sviluppo del cancro polmonare e delle sue metastasi. L’antiossidante ha agito sia sulla sintesi del DNA tumorale sia sulla formazione di nuovi vasi, punto critico per la crescita tumorale. Altri studi hanno mostrato una inattivazione del carcinoma dello stomaco, nelle cellule isolate, da parte del resveratrolo. I gastroenterologi di Chicago hanno individuato il meccanismo dell’inattivazione nel passaggio-chiave enzimatico della cellula (PKC, per gli addetti), il cui funzionamento molecolare è stato approfondito nel Cancer center di Houston. Gli oncologi di Detroit hanno chiarito l’azione molecolare con la quale il resveratrolo inibisce la proliferazione dei linfociti della milza ed influenza la risposta immunitaria, mentre altri hanno studiato l’inibizione del resveratrolo sulle cellule di cancro della prostata. Aperta la caccia Non tutti sono convinti che l’effetto antitumorale del vino sia dovuto esclusivamente al resveratrolo. I biochimici di Brest hanno perciò introdotto nell’esperimento il residuo secco del vino intero. Sia il resveratrolo puro sia il residuo hanno inibito alcune attività metaboliche necessarie allo sviluppo del carcinoma del fegato. Il residuo secco del vino rosso, come era atteso, è stato molto più attivo di quelli derivati dal cognac, dal succo d’uva e anche dal vino bianco. Inoltre l’attività del residuo secco è stata nettamente superiore a quella del resveratrolo isolato, conseguentemente, viene aperta la caccia ad altre sostanze anticancro tra i componenti non volatili del vino. Migliore strategia Gran parte delle ricerche sugli effetti protettivi del vino per il cancro proviene, paradossalmente, dal mondo anglosassone o dal Giappone. Sono Paesi nei quali il vino è estraneo o minoritario nella produzione e nella tradizione, e tuttavia gli studi sono finanziati da enti pubblici. Traspare in ciò la ricerca di una migliore strategia nella lotta contro il cancro. Promuovere la produzione di vino? Idea audace, ad esempio, in Norvegia. Produrre pillole basate su componenti di vino? È già successo in Francia, ma con scarsa fortuna, si sa infatti che lo stile di vita ha una potenzialità di salute migliaia di volte maggiore di qualsiasi terapia farmacologica. In Francia, l’Università di Dijon ha appena concluso un ottimo studio di biologia molecolare su resveratrolo e cancro, finanziato dal Bureau interprofessionnel des vins de Bourgogne. Non è il solo esempio di intervento privato nella ricerca.
Fonte: www.enotime.it





